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Domenica 4 Maggio 2008

All I do is dream of you the whole night through

GeneKelly.JPGIn un periodo di umore un po' mesto, da cambio di stagione, l'altro giorno ho messo su La7 e mi sono accorto che davano il mio film preferito. Era già iniziato. Nel senso che in quel momento i due erano in un teatro di posa e stavano facendo una specie di danza nuziale. Lui le cantava You are my lucky star e le trotterellava attorno come si fa nei musical, con quell'aria adorante che prima dell'avvento dell'MDMA nessuno aveva mai saputo interpretare a fondo. Lei era un po' sicura di sé e un po' no. Poi lui accendeva un ventilatore di scena e a lei si materializzava tutto un velo sterminato in un tripudio di cielo finto.
Ero a casa di amici li ho convinti a stare a vedere il numero successivo (Moses Supposes). E mi sono ricordato quanto quello sia il mio film preferito e quanto poi alla fine basti che ti venga da dire una volta "che meraviglia" perché l'umore sghembo da cambio di stagione sembri superabile anche senza troppe difficoltà. È un film perfetto, per grandi e piccini, uomini e donne, dove si ride e si piange e ci si gasa. Si riconferma al primo posto della mia classifica personale anche per il suo potere taumaturgico. Si chiama Cantando sotto la pioggia, è di Gene Kelly e Stanley Donen. È del 1952. È un musical. E visto che qualcuno di voi starà facendo congetture con quell'aria da saputello, approfitto per ribadire che a me, come a Gene Kelly e Donald O'Connor, piacciono molto le femmine.


Venerdì 2 Maggio 2008

Yankele 2.0 is in the house

jack-black.JPGCiao, sono una ragazza cattolica non praticante, da circa due anni frequento un ragazzo ebreo tripolino del quale mi sono innamorata. Fin da subito lui ha messo le cose in chiaro circa le nostre divergenze culturali e l'impossibilità di un rapporto alla luce del sole. Potrei essere accettata dalla loro comunità se provassi ad avvicinarmi alla religione? E' così improbabile un rapporto sentimentale tra cattolici ed ebrei? Si sono verificati dei casi simili al mio?
Vi sarei veramente grata se mi rispondeste!
Felix

Ciao Felix. Casi come il tuo si verificano a centinaia ogni anno ed in tutte le comunità religiose, ebraiche e non, del mondo. Il problema, in questo caso, non è la cultura o la religione, ma la suocera. Essendo la religione ebraica matrilineare, il figlio è ebreo se nasce da madre ebrea. Ogni madre ebrea praticante vuole dei nipotini ebrei, idem dicasi per le mamme cattoliche, e quelle musulmane. Un rapporto tra persone di religione differente non è improbabile, ma in genere è un casino.
Avvicinarsi alla religione ebraica, specialmente nel caso di un rapporto che già dura, è qualcosa che molti/e nella tua situazione tentano. Ma siccome l'ebraismo non è religione proselita (ossia: non tenta di convertire l'universo mondo al proprio credo), intraprendere un percorso di conversione richiede anni ed anni di studio, il cui esito è in genere, più che incerto.
In finale, e detto da uno che ci è passato: chi te lo fa fare? Il tuo ragazzo è stato molto sincero con te, e probabilmente ti ama per quello che sei. Sicura di voler cambiare?
Yankele

Esattamente qual'è il rapporto degli ebrei con in Nome di Dio. Lo si può nominare ma non scrivere? Oppure non si può fare nessuna delle due cose? E per caso c'è una qualche connessione con la scrittura in generale? Devo aver letto da qualche parte che nell'ebraismo è vietato mangiare qualsiasi cosa su cui ci sia scritto qualcosa...è possibile o me lo sono inventato?
Giulia

Ciao Giulia. Gli ebrei possono scrivere il Nome di Dio solo nei testi sacri. In qualsiasi altro testo viene solo scritta la prima lettera ed un apostrofo. Spesso molti ebrei ortodossi non scrivono il Nome per intero neppure con i caratteri latini, vedi i vari D-o e G-d che appaiono su molti siti che si occupano di ebraismo. Per quanto riguarda la pronuncia, è vietata anche quella. Quando si recitano i testi sacri il quadrilittero (YHVH) non viene letto, al suo posto si usa il termine "Adonai" (Il Signore).
Mangiare cibi con scritte sopra non è vietato, quindi se per Shavuot vuoi inviarmi una torta Sacher con su scritto "Auguri Yankele", sentiti libera. Una torta con sopra il Nome di Dio, d'altro canto, è da evitare.
Yankele

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Mercoledì 30 Aprile 2008

Tokyo, 20-4-29

kemaprile08.jpgLa settimana d'oro è il periodo di vacanza più lungo dell'anno qui in Giappone. Tokyo si svuota di nativi per riempirsi di gente venuta dalla campagna, impegnata a raccapezzarsi tra tutte le linee sotterranee della capitale. La settimana d'oro (goruden uiiku) è cominciata oggi. Il 29 aprile è una data importante perché è il compleanno (genetliaco?) dell'imperatore Hirohito, quello che ha combattuto insieme a nazisti e fascisti, ha perso e si è arreso con un discorso alla nazione che sulle prime pochi avevano capito. Per anni questa data, pur rimanendo un giorno vacanziero, era stato chiamato il giorno del verde, in omaggio alla vocazione botanica del discendente degli dei che si arrese a MacArthur (Makkasaa). Da quest'anno, però, la giornata odierna si chiama il giorno di Showa, nome ufficiale di Hirohito. Un ritorno al nazionalismo? in realtà ultimamente le forze di destra giapponesi stanno facendo la voce grossa in occasione di polemiche, come ad esempio quella sul documentario "Yasukuni" del cineasta cinese Li Ying, per ora bloccato fino a maggio da una censura inedita.
Tutto questo per dire che oggi, recandomi al lavoro proprio a Kudanshita, di fronte al tempio della discordia, lo Yasukuni jinjya luogo di riposo per le anime di molti criminali di guerra, mi trovo in mezzo a due grosse ali di poliziotti bardatissimi e con un'aria anti-sommossa. Non avevo mai visto un dispiegamento di forze così imponente, mi spavento e in lontananza sento gli altoparlanti che diffondono canzoni nostalgiche e colonialiste: si tratta della cosa che sopporto meno qui in Giappone, gli uyoku. Sono attivisti di destra nostalgici che invadono le strade con carovane di furgoni bardati di bandiere e stemmi bellici, assordando tutti con musiche e slogan urlati a squarciagola. C'è tensione nell'aria, i poliziotti sono pronti a contrastare colpi di mano ma non succede niente, almeno fino a quando io sono presente.
Mentre penso "se la noncuranza è il peggior disprezzo, i giapponesi devono disprezzare molto questi esaltati" (senza convincermene del tutto), una famiglia giapponese mi ferma e mi chiede delle informazioni per andare a chidorigafuji. Ecco, anche durante la settimana d'oro a Tokyo riescono a convivere situazioni apparentemente inconciliabili, e uno straniero da quattro anni in questa città può sembrare più tokyese dei giapponesi di campagna in vacanza.
Il documentario, comunque, lo proietteranno la settimana prossima, in UN SOLO cinema a Tokyo. Prometto che farò il possibile per guardarlo.


Sabato 26 Aprile 2008

My par de Bali

bali.JPGIeri notte, per ragioni che trascendono la mia volontà, sono stato in un locale. Sono stato in un locale che era stato scelto per una festicciola tra amici e colleghi, nonostante non piacesse a nessuno degli amici e dei colleghi. È un locale per giovinastri vagamente modaioli, ma ancora troppo giovani per andare all'Hollywood o in quei posti lì dei calciatori. L'arredamento era finto esotico, la musica era finta bella e i cocktail cattivi erano serviti in bicchieri di finto vetro. Ho avuto l'impressione che tutto fosse talmente raffazzonato da fare il giro dall'altra parte e risultare divertente. Ma terribile. Insomma, delle due una: o sono diventato vecchio, oppure questa città è ancora attanagliata dall'etica e dall'estetica del cazzo di cane.


Venerdì 25 Aprile 2008

Altro Yankele, altro mazel tov

sorkin.jpgDopo mesi e mesi di letargo, riapre la sezione circoncisa di Freddy Nietzsche. D'accordo con il precedente Yankele, parecchio occupato e per questo impossibilitato a stare dietro alle domande, ho cercato e trovato un nuovo Yankele. Vi ricordo che Ebrei For Dummies è la rubrica che punta a togliere qualunque curiosità uno abbia sugli ebrei e sull'universo ebraico. Quindi scrivete le vostre domande a Ebrei For Dummies e Yankele risponderà. Celere, preciso e soddisfacente come e più del suo predecessore. Insomma grazie mille al vecchio e benvenuto al nuovo, a questo punto ripartiamo, mazel tov, hava nagila eccetera eccetera.

Sabato 19 Aprile 2008

Combinato niente, tornarono in Insubria

dead.JPGÈ bello tornare a casa: arriva la primavera ed è un nuovo inizio. Ma non un inizio ciclico, non una spirale; più un cerchio rotante, una ripetizione sempre identica di quello a cui ormai ci eravamo abituati. Voltare pagina, pensare di lasciarsi le cose alle spalle e poi tornare indietro a rileggere quella pagina lì, di cui in fondo ci spiaceva di esserci scordati.
E allora mi è tornato in mente Speroni. Nel 1994, quando Berlusconi vinse le prima elezioni con la Lega (la quale avrebbe ribaltonato il governo di lì a poco), c'era in giro Francesco Speroni. Speroni (oggi parlamentare europeo) era quello che non metteva la cravatta perché lui era un rivoluzionario, e allora preferiva quella specie di strangolino texano: un laccetto di pelle chiuso in mezzo al collo della camicia da una fibbia triangolare argentata. Si trattava di uno strano caso di look allitterato, per cui un dettaglio alla John Wayne sembrava perfetto per uno con quel cognome. Fu necessaria una deroga al regolamento del senato per Speroni Francesco from Busto Arsizio. Insomma, subito dopo quelle elezioni, più o meno nella fase in cui siamo ora, Speroni scese a Roma per una prima riunione di governo, ma per qualche motivo la riunione fu rimandata. Lo intervistarono per strada e lui disse qualcosa tipo "Cominciamo male. Ecco l'affidabilità della politica romana. Sono venuto qui apposta e non si è combinato niente. Torno a Busto Arsizio".
Quando Bossi ha detto la stessa cosa l'altro giorno, quando Silvio ha cominciato con la sua sequela di "ci penso io" e poi ha smitragliato la giornalista, quando Di Pietro ha deciso per un gruppo parlamentare a parte, quando Diliberto ha detto che il problema erano falce e martello nel simbolo, insomma in questi pochi giorni ho capito una cosa.
Sono loro e sono tornati. Niente di più e niente di meno.


Martedì 15 Aprile 2008

Have a cigar

learyharvard.JPGInizia oggi una nuova fase per chi ha preso la legnata alle urne. Non è la prima volta. Ne abbiamo prese altre e siamo sopravvissuti. Sopravviveremo anche questa volta. O forse no, ma nessuno ascolterà i nostri lamenti e bisognerà farsene una ragione.
Quindi? Quindi parte una nuova fase, una fase di riscoperta del disimpegno, di rinuncia all'acredine continua, di basta col rompere le palle al parlamento. Perché il parlamento è stato democraticamente eletto e adesso governerà. Certo, c'è tutta la fregola dei consigli comunali, c'è la voglia di vincere tutte le altre elezioni (buonanotte), c'è tutto un incaponirsi astioso sulla società civile. E un po' lo faremo, figuriamoci. Ma a parte la determinazione ad andare a vivere all'estero, io dico riscopriamo l'ozio. Riprendiamoci quello sflanellare felici e fascinosi degli anni dell'opposizione. Andiamo ai festival estivi, fidanziamoci, troviamo nuovi passatempi, sfidanziamoci, scriviamo un libro, facciamo delle cose creative, sdraiamoci su un'amaca, insomma facciamo tutto. Anche niente.

PS - Pare che Massimo abbia commentato così: "Yes, weekend!" (E poi c'è chi trova strano che io lo consideri da sempre un semidio.)


Martedì 8 Aprile 2008

Juno

shrimp.JPGCos'è. Juno è il film di Diablo Cody, la ex spogliarellista che ha vinto l'ultimo Oscar per la miglior sceneggiatura. La regia è di Jason Reitman, che prima aveva diretto Thank You For Smoking, un altro film pregevole senza i fuochi d'artificio. Juno racconta di una ragazzetta sedicenne che resta incinta. Il padre è del bambino è un suo compagno di scuola, talmente tontolone da essere geniale. Lei decide di non abortire e di dare il figlio in adozione. Trova la coppia giusta e lo fa.

Com'è. È un film indipendente, come si dice di quei film che non hanno scene madri e inseguimenti e attoroni. In realtà è solo un film un po' più piccolo del normale e scritto molto ma molto meglio del normale. La regia è molto misurata, senza troppe menate, e soprattutto Ellen Page è incredibilmente brava. Anche la colonna sonora funziona, tra Belle & Sebastian e altre figatelle. A differenza dei film brutti, che raccontano concetti, quindi generalizzano tipologie di ragazzini, scuole, genitori eccetera, questo è un film su una ragazzina e un suo fidanzato pirlone, una famiglia un po' Simpson, una coppia che vuole adottare, un consultorio. L'edizione italiana sconta una traduzione un po' in giovanilese, tipo "vita schifa", mezze parolacce eccetera. Ma d'altra parte bisogna dire che i gerghi sono sempre molto difficili da tradurre, specialmente in italiano.

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Domenica 6 Aprile 2008

New York, 20-03-2008

smk20-03-2008.JPGWhen I am king, you will be first against the wall
with your opinion which is of no consequence at all

Va bene che forse e’ veramente passato troppo tempo, ma non e’ per questo che sto scrivendo una cosa diversa dal pezzo sul Giorno del Ringraziamento di cui ho ormai fin troppo parlato.
Il punto e’ che ci son storie che letteralmente mi fanno rivoltare lo stomaco.
Bolzaneto e’ una di queste.
E non tanto quello che e’ successo quel giorno in quel posto, quanto quello che si e’ trascinato fino a oggi; fino a che non riesco piu’ a trattenere in gola un “basta con le stronzate!”.
Castelli, Guardasigilli in carica al momento dei fatti, ce l’ho proprio con te!
Tutto nasce da un’intervista di questo qui su Repubblica in cui praticamente sostiene che si sia trattato di una decina di casi isolati, subito repressi dalla maggioranza di bravi poliziotti che c’erano a Bolzaneto. Che andatelo a dire ai metalmeccanici se e’ vera tortura stare in piedi per 4 ore. Che si andasse a vedere come hanno ridotto Genova per trovare i veri colpevoli di quei giorni. Devo continuare?
Ora, Onorevole (Santa la Madonna, Onorevole!), delle due l’una: o sta facendo il furbo o e’ veramente stupido. Per non saper ne’ leggere ne’ scrivere, facciamo che mi spiego, eh?
Allora facciamo che sia normale che la gente sia tenuta in piedi di fronte al muro per evitare che i ragazzi infastidiscano le ragazze; va bene, diciamo che le bestie erano i detenuti e non quelli che hanno preso questa decisione (e quelli che l’hanno accettata cosi’ com’era). Allora facciamo che sia normale far fare delle flessioni in sostituzione di antipatiche, seppur inderogabili, perquisizioni corporali e diciamo che gli sberloni per sollecitare i piu’ refrattari all’esercizio, in fondo, erano per evitare il ricorso a pratiche piu’ invasive. Ovviamente, diamo per scontato che tutti quei detenuti fossero agguerriti terroristi, non ragazzi, anziani, donne, invalidi (!!!), molti dei quali stranieri che non capivano il nostro colorito idioma.
Diciamo, convinciamoci, che la tensione in quei giorni era altissima e che lo stress per gli agenti delle forze dell’ordine fosse estremamente elevato. Diciamo, convinciamoci, che in quei giorni a Genova c’era la guerra. Diciamo, convinciamoci, quindi che, effettivamente, a qualcuno possa essere scappata la mano, che qualcuno (ma pochi, eh!) abbia esagerato.

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Giovedì 3 Aprile 2008

Cover Boy - L'ultima rivoluzione

tscani.JPGCos'è. Cover Boy racconta una storia di immigrazione e precariato, su uno sfondo di estetica gay. Un giovane romeno, che ha perso il padre nei giorni della destituzione di Ceausescu, emigra in Italia con un amico. L'amico viene fermato sul treno per una questione di documenti e lui si ritrova solo a Roma. Dopo aver vagabondato tra i barboni della Stazione Termini, va a vivere da Giovanni, un addetto alle pulizie della stazione, abruzzese, quarantenne, precario. Luciana LIttizzetto interpreta il ruolo di un'attrice fallita, padrona di casa di Giovanni, che abita al piano di sopra. Mentre Giovanni si innamora segretamente di lui, il romeno Ioan trova lavoro come meccanico. Poi perde il lavoro perché è irregolare, ma incontra Chiara Caselli, che fa la fotografa e lo sceglie come immagine per una nuova linea di abbigliamento. Ioan si trasferisce a Milano (dopo aver ritrovato l'amico, che fa il marchettaro a Roma) e diventa modello.

Com'è. La partecipazione amichevole di Luciana Littizzetto e i premi sulla locandina non devono ingannare nessuno: Cover Boy è una terribile sequela di luoghi comuni di una banalità sconcertante, senza appello. Di Roma si vedono Stazione Termini, Colosseo, Circo Massimo, Altare della Patria, San Pietro. Di Milano si vedono piazza Castello e, pensate un po', via Monte Napoleone. I temi scelti sono quelli dell'emarginazione, del precariato, del cannibalismo finto di cui è capace il mondo della moda milanese (urca). Il tutto è trattato nella più stereotipata delle maniere possibili, tanto che una qualunque puntata di Anno Zero è molto più originale, giuro.

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Sabato 29 Marzo 2008

Ken il guerriero

watanabe.JPGUna donna che non ha paura di niente, una Bulgara, tale Valentina Hasan, ci ricorda come le cose più grandi nella vita sono del tutto inattese, nel bene e nel male. Valentina ha deciso di raccontare la storia di Ken perché era il caso di farlo. NE ha avuto il sentore istintivo, prima di vederla. Si è resa conto che c'era qualcosa di nascosto, di segreto, che rischiava di passare sotto silenzio. Ha capito che toccava a lei, bulgara e munita solo di una musicassetta, sollevare il velo omertoso calato dai media e dalla storia. Ha ascoltato mille volte una canzone innocua di una cantante bassa. Ha interpretato dei suoni e ha scoperto una lingua nascosta, misteriosa, da iniziati. Grazie allo sforzo di Valentina ora noi possiamo conoscere la verità che Mariah nascondeva, come una rosacrociana, sotto all'apparente struggimento di Without you.
Lì sotto c'era Ken Lee, un uomo misterioso, affascinante, che potrebbe essere stato il rappresentante della ragion di stato transnazionale, il potere forte, il condizionatore occulto, l'uomo di Stay Behind, CIA, Mossad e servizi segreti occulti giapponesi. Potrebbe aver condizionato mezzo secolo di storia occidentale, eppure nessuno ce ne aveva mai parlato.
Ken Lee è qualcuno. Non sappiamo chi. Non sappiamo perché. Non sappiamo capire quando o cosa abbia fatto, né sei sia buono o cattivo. Sappiamo solo che è Ken Lee e che le nostre vite sono cambiate ora che, pur senza capire ancora proprio tutto, possiamo strillare anche noi Ken Lee tulibu dibu dauciuu.


Martedì 25 Marzo 2008

Quanta roba si fa

apocalypsenow.jpgL'altra sera c'è stato un rave (meglio, un teknival, ma diciamo un rave). Al rave c'erano alcune migliaia di persone. Erano giovani e ballavano. Probabilmente avevano bevuto e/o fumato e/o pippato e/o preso dei pastiglioni. Erano in un capannone fuori città. La cosa era stata organizzata più o meno segretamente, cogli sms all'ultimo momento passaparola, si rompono i lucchetti e si entra e si mette il soundsystem e si balla. Un ragazzo ha preso qualcosa, probabilmente ha preso parecchie cose ed è morto per arresto cardiaco, dopo essere stato rianimato mille volte.
La stampa italiana ne parla. E ne parla come al solito, senza avere l'idea.
Lo stesso Michele Serra, che di solito è molto misurato e non cade nella retorica piccina dei grandi che parlano dei piccoli, a 'sto giro non ci prende proprio e racconta di un mondo triste e sfigato.
Nei vari articoli si legge il concetto della musica assordante, la parola sballo, il disagio, la sporcizia, tutta roba che non interessa mai a nessuno, tranne quando c'è il morto.
Io non faccio parte della scena dei teknival e non ho mai partecipato a un rave, ma so che non funziona così. Non si tratta di sballo, non si tratta di fuga, non c'entra niente il clangore dei suoni industriali delle catene di montaggio che diventa musica martellante. Tutti questi sono pensieri automatici, senza ragionamento, senza lo sforzo di capire né la capacità di un approccio laico.

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Domenica 16 Marzo 2008

Io sono vivo, voi non siete mai esistiti

PhilipDick.JPGSarà la primavera, ma in questi giorni cerco un modo per mettere in fila le cose. E allora la questioni come quella di Genova e di Ferrara mi fanno sempre pensare che alle loro panzane fantasmatiche di vita e dischivolanti pilotati da Gesù si debbano opporre delle ragioni, dei concetti. Ma mi sono stufato marcio di questa roba, io che non sarei mai nato se fossero nati i due stronzi che per fortuna mia madre ha perso ("tu saresti uno di quegli stronzi" direte voi, "ah sì, certo, tutto un mistero nebuloso tranne quando vi fa comodo"). E allora vi propongo un filmato empatico, una roba laica e scientifica che emoziona e fa piangere, e viene da uno scienziato vero, senza porpora in mezzo. C'è una cosa che si chiama TED ed è un congresso di persone intelligenti che espongono e condividono delle idee. Questa è una conferenza po' hippy, che merita 18 minuti del vostro tempo. I neuroni sono commoventi e lo sono per tutti. (Anche la nostra parentela con le scimmie lo è, ma è più difficile da spiegare: magari un'altra volta.)


Venerdì 14 Marzo 2008

Neverland

mao.jpgNon ho molto da dire su questo argomento. La cosa è molto ma molto semplice. C'è che il Tibet è un paese. Da cosa si vede? Dal fatto che la gente sia di un'etnia, parli una lingua, abbia una cultura e una religione, e soprattutto dal fatto che per arrivarci c'è da scarpinare parecchio (sì, lo so che adesso per confutare questa verità hanno fatto il treno di merda). Tenzin Gyatso, che è il capoccia della situazione, è in esilio da un pochino di anni. Perché la Cina se l'è preso lei, il TIbet. Sua Santità dopo un po' ha detto va bene, non vogliamo l'indipendenza, basta un'autonomia che ci permetta di essere il Tibet anche dentro la Cina. Risposta: mazzate. Ne discutiamo? Mazzate. Facciamo un parco a tema? Mazzate (Il parco a tema lo facciamo noi). Toc toc: manifestazione? Mazzate.
Non è che si possa fare molto, salvo al limite dire delle cose sui podi, farne altre in genere durante le olimpiadi, rovinare la festicciola a un regime che vuole tutto: il pane e le rose, lo sviluppo e i campi di concentramento. La speranza è che tra gli sportivi ci sia chi se ne fotta degli accordi e faccia le cose per cui erano famose le olimpiadi negli anni della guerra fredda. Pugni alzati, proteste, squadre che non si presentano.


Mercoledì 12 Marzo 2008

Tokyo, 20-3-6

kem2036.JPGA Tokyo ci sono i colori della primavera, ma il clima è ancora da inverno pieno. Ho fatto male a mettere nell'armadio la stufa a kerosene. Forse ho fatto anche male a tornare dal Laos, dove ho trascorso una settimana in febbraio. Fa molto bene al cuore lasciare ogni tanto questa città artificiosa, troppo pulita, severa, e andare in un posto dove la polvere si impasta con il pollo arrosto e il riso mangiato a pallocchette con le mani. La cosa più importante da fare, comunque, nella Repubblica Democratica Popolare del Laos, è conoscere qualcuno del luogo, farsi portare in montagna col fuoristrada e passare dei giorni tra le galline e i campi di riso, mangiando tutto, bevendo la sgnapa laotiana da ora di pranzo, lavarsi i denti e il corpo nel Mekong.
Facile poi lamentarsi del Giappone, dove ci sono 15 gradi in meno, tira il vento, bisogna lavorare, e non si danno le bevute con sconosciuti al bordo della strada, magari giocando a dama con i tappi di birra (dritti e rovesciati). Passare in un solo giorno da Vientiane a Ginza procura lo shock più pesante che si può provare senza cambiare continente.
Nel frattempo, a Tokyo si aspetta che i fiorellini rosa sboccino, i bambini cominciano la scuola dopo essere stati dal fotografo per farsi fare un ritratto con la cartella, le mamme li guardano orgogliose, i padri sgobbano per mantenerli e su Newsweek esce una storia di copertina dedicata al disastro economico italiano. Così finalmente amici e conoscenti la smetteranno di sbalordire pensando che ho lasciato il paese dei gondolieri che cantano l'opera e dove a ogni disgrazia si reagisce come in un musical col lieto fine dell'amore nell'ottimismo e viva la vita!